PROVERBI E MODI DI DIRE SUL REALISMO A SARACENA(DAL VERNACOLO DI BIAGIO DI BENEDETTO)

Ajùtati ca Dio t’ajuta!

Ti devi dare da fare e, soprattutto, non
sperare nell’aiuto degli altri, perché:

Chi stè a r’a spiranz’i l’ati e non cucina,
a sira vè a r’u litto…murmurann’!

 

Spesso, poi, un aiuto, fortemente invocato,
arriva tardi, ed allora:

làmpim’ nc…! (4)

e la rovina diventa totale e definitiva, per cui:

Hai finit’i met’e di pisè!

 


(4)

L’espressione sarebbe di un anonimo fraticello che, in una notte buia e tempestosa, facendo ritorno al Convento, carico di ogni ben di Dio (la questua era andata, bene!), per evitare di cadere (portava,anche, alcuni ‘pignatelli’ pieni d’olio) invocava Sant’ Antonio perché gli illuminasse la strada con qualche fulmine;il fulmine, però, arrivò subito dopo una rovinosa caduta del fraticello che, per la perdita di gran parte del suo carico, profferì, rivolgendosi al cielo, la colorita espressione.
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